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Arci Caccia Abruzzo: la gestione del Calendario Venatorio grida vendetta!!

Mercoledì 2 ottobre si apre finalmente la caccia in Abruzzo. Purtroppo in ritardo e tra mille incertezze; ma i cacciatori abruzzesi dovranno aspettarsi ogni anno un simile calvario? Abbiamo chiesto chiarimenti a Massimo Sordini Presidente Provinciale di Arci Caccia Teramo: il nuovo Assessore alla caccia, Imprudente di nome e di fatto, subentrato dopo le ultime elezioni, purtroppo, ha prestato orecchio a cattivi consiglieri che lo hanno convinto a fare scelte che ci hanno portato ad arrivare ad ottobre senza aver addestrato i cani e senza aver cacciato un giorno. Il Piano Faunistico Venatorio, lasciato già pronto dall’Assessore precedente, è rimasto lettera morta e il Calendario Venatorio è stato approvato in maniera tardiva, non solo con questo handicap di partenza, ma ignorando praticamente tutte le indicazioni dell’ISPRA e senza sottoporre la procedura al VINCA. In questo modo il Calendario è stato facilmente preda del ricorso presentato dagli animalisti. In attesa del pronunciamento del TAR, l’Assessore ha fatto produrre un nuovo Calendario surreale, con due versioni, una scritta in nero, che accoglie le indicazioni ISPRA e una in rosso, valida in caso di vittoria in tribunale. Beh una cosa simile non si è mai vista e se il ricorso è arrivato puntuale sulla prima versione immaginiamoci cosa succederà con la seconda. Noi, per i cacciatori Abruzzesi, chiediamo serietà: un Calendario approvato nei tempi fissati dalla legge, sorretto da dati scientifici, dal Piano Faunistico Venatorio e dotato di tutte le autorizzazioni necessarie. Un calendario, infine, che ci dia la certezza di andare a caccia senza essere continuamente bloccati, perdendo giornate preziose. Concludo facendo un grande in bocca al lupo a tutti i cacciatori, accompagnandolo con una richiesta: siate più corretti e lungimiranti di chi vi amministra.

Arci Caccia Puglia: Animalari e draghi sputafuoco imperversano per la Provincia di Foggia

Il Presidente Regionale ARCI Caccia Giuseppe De Bartolomeo in merito all’articolo pubblicato sul portale “ilsipontino.net” nel quale si riportano affermazioni da parte del gestore dell’Oasi di Lago Salso rilasciate all’agenzia ANSA a dir poco diffamatorie, nei confronti dei cacciatori ha dichiarato:

“Incredibilmente il gestore afferma che l’incendio divampato nell’Oasi di Manfredonia (FG), sarebbe stato appiccato dai cacciatori. Tale deduzione si ricava dall’affermazione secondo la quale il rogo sarebbe “doloso” e “appiccato per motivi venatori”, così come di riportato dall’agenzia ANSA. Purtroppo la litania è sempre la stessa nascondere le responsabilità vere dietro pregiudiziali ideologici dei talebani anticaccia.

L’ARCI Caccia Regionale contesta con argomenti solidi tali affermazioni e preannuncia di aver già interessato il proprio ufficio legale per tutelare i diritti dei cacciatori a qualunque associazione aderiscano e i propri tutti iscritti diffamati da tali inconsistenti falsità di cui il responsabile risponderà innanzi all’Autorità Giudiziaria.

Abbiamo piena fiducia negli inquirenti e nella magistratura e ci riserviamo di costituirci contro i responsabili, quelli veri!

L’associazione ARCI Caccia, prosegue il Presidente Regionale, ha rafforzato la propria azione di contrasto al bracconaggio, intensificando anche la propria attività di prevenzione degli incendi tramite i propri volontari, anche in collaborazione con i Carabinieri Forestali con i quali si è siglato un protocollo di intesa a livello nazionale.

Tanto per smascherare le fandonie e l’infondatezza delle folcloristiche accuse nonché la superficialità delle argomentazioni portate a sostegno delle parole del piromane, conclude il Presidente De Bartolomeo, si sottolinea che l’incendio è avvenuto in oasi ove la caccia è vietata e che sempre e ovunque sui territori attraversati da incendi non è e non sarà possibile esercitare la caccia per svariati anni. A chi giova il fumo? Cerchiamo e puniamo i colpevoli, il resto è misera propaganda”.

CACCIA AL CINGHIALE IN MAREMMA: “Tra poco inizia la battuta, possibilmente potreste evitare di tirare a pallettoni?”

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di Marco Benecchi

Si avete capito bene! Questa è stata l’ultima “raccomandazione” che ho sentito pronunciare ultimamente dal Capocaccia di una nota squadra di cinghialai della Maremma Laziale, della quale, per ovvi motivi, non posso rivelarne né il pittoresco nome, né il paese di appartenenza. Amici e colleghi cacciatori, non inorridite leggendo queste righe, perché non è un segreto che in certe zone dell’Italia Centro Meridionale (isole comprese!) l’uso della munizione spezzata per la caccia al cinghiale in battuta è ancora molto diffuso. Credetemi! Anch’io in gioventù ho fatto larghissimo uso di pallettoni caricati a terzarole da “Peppino il bombarolo”, ma poi ho fatto ammenda. Sono rientrato nei ranghi, non solo perché era vietato dalla legge usarli, ma anche perché non ne vedevo più la necessità. Anzi, oggi più che mai, sono sempre più convinto che usare una munizione a piombo spezzato è stato più deleterio che utile, che aveva più difetti che pregi, come vedremo meglio più avanti. Io mi sono ricreduto, ma molti miei vecchi amici di gioventù ancora non la pensano nel mio stesso modo. Secondo me, questa brutta e diciamo pure pericolosa “Tradizione” potrebbe essere estirpata, estinta, obbligando i cacciatori di cinghiali all’uso esclusivo dell’arma rigata.

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Di qualsiasi tipo sia, dalle carabine bolt action ad otturatore scorrevole – girevole (magari ex-ordinanza), a quelle molto più coreografiche a leva, ma che siano tassativamente a canna rigata e in calibro adeguato. Sinceramente non riesco ancora a capire come questo provvedimento non sia stato preso da nessuno, mi domando spesso del perché non abbia mai sentito sollevare questo problema! Eppure dovrebbe essere talmente logico, quasi scontato obbligare tutti i cacciatori di grossa selvaggina ad utilizzare la canna rigata. Se per poter praticare la caccia di Selezione a tutti gli ungulati italiani, cinghiale compreso, viene imposto l’uso della carabina, non capisco perché tale legge non possa essere applicata anche per la caccia in battuta. Qualcuno di Voi è in grado di spiegarmene il motivo? Chi potrebbe mai opporsi all’attuazione di un provvedimento simile? Le ditte costruttrici di munizioni a palla e di armi lisce specifiche per la battuta? Non credo, perché hanno già un fetta piuttosto ridotta di mercato, che va assottigliandosi sempre di più. Oppure le associazioni venatorie che si sentono in dovere di “salvaguardare” quei pochi, vecchi, nostalgici cacciatori che con una sola arma vogliono poter cacciare dal tordo al Re dei boschi? Davvero non lo so. I pallettoni classici, quelli tanto usati nei film d’azione da poliziotti e malviventi, con effetti spettacolari contro persone e cose, nella realtà hanno un potere lesivo piuttosto limitato. Al contrario invece hanno un potenziale di pericolosità elevatissimo, specialmente se usati ad altezza d’uomo e in canne molto strozzate. Purtroppo sono ancora in molti quelli fedeli a questa usanza proibita e pericolosa.

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Per tanti cacciatori la caccia al cinghiale in battuta è ancora sinonimo di sovrapposto, doppietta o semiautomatico caricato con cartucce da 9 – 12 – 16 – 24 sfere, che, guarda caso, è la combinazione più diffusa tra i bracconieri di tutto il mondo! Ma veniamo al puro e semplice discorso tecnico, ai pro e ai contro di suddette munizioni. Tutte le cartucce caricate con piombo spezzato, utilizzate in armi a canna liscia, hanno una gittata massima molto limitata, nell’ordine dei 40 – 50 metri al massimo. Ma un pezzetto di piombo “impazzito” a volte può prendere delle direzioni davvero imprevedibili, quasi impossibili, spesso con degli effetti drammatici. Il piombo è un materiale duttile e dal peso specifico molto alto. Una singola, piccola scheggia di esso è in grado di creare serie ferite, addirittura mortali, anche a distanze elevate con delle deviazioni pericolosissime. Specialmente nei caricamenti “casalinghi”, che sono quanto di peggio si possa immaginare, con bizzarri miscugli di sfere e addirittura di polveri! Ho fatto moltissime prove in poligono sulla carta per verificare se è davvero reale l’effimero aiuto che potrebbe dare una rosata di pallettoni rispetto ad una palla asciutta, ad un singolo proiettile. Nel 90% dei casi, l’aiuto che una munizione spezzata “potrebbe dare” al cacciatore che si ostina ancora ad usarla, è più psicologico che reale. A pochi metri di distanza la rosata ottenuta da 9 – 12 pallettoni sfiora la decina di centimetri o poco più, mentre a lunga distanza, nell’ordine dei trenta – quaranta metri, il piombo si disperde talmente tanto da rendere quasi impossibile l’abbattimento istantaneo, e non l’uccisione, di un grosso e coriaceo selvatico come un cinghiale. Quante volte abbiamo sentito pronunciare, oppure abbiamo pronunciato noi stessi, frasi come questa: “Io con il fucile calibro dodici mi ci trovo talmente bene e quindi vorrei cacciarci di tutto! Riesco a spararci d’imbracciata a velocità incredibile, specialmente nell’intricatissima macchia Mediterranea! E questo è un altro mito da sfatare.. perché il cinghiale va sempre mirato bene e bene. Sempre! Sia che il tiro venga effettuato da due metri di distanza sia che si spari da settanta. Poi, chi lo dice che in battuta si tira quasi sempre a distanza ravvicinata? Siete raccomandati dal Capocaccia e tutte le volte vi piazza in una strettissima cessa tagliafuoco? Oppure partecipate come tutti gli altri al sorteggio delle poste? L’arma a canna rigata, carabina semiautomatica, express, a leva è sempre più potente, ha maggiore penetrazione ed è più precisa. Ha maggior gittata, possiede degli organi di mira migliori, può essere corredata di cannocchiale o di un sistema di mira elettronico, spesso può sparare un numero quasi triplo di munizioni ed infine, stando alle statistiche, un proiettile è anche meno soggetto a pericolosi rimbalzi di una comunissima palla calibro 12, figuriamoci di una miriade di piccole sfere spinte a buona velocità. Dobbiamo SEMPRE preoccuparci, e non poco, della sicurezza di TUTTI i partecipanti ad una battuta di caccia, ausiliari compresi, ma non credo sia soltanto questo il motivo per cui un cacciatore di cinghiali dovrebbe usare un tipo d’arma piuttosto che un’altra. Se non ve ne siete ancora accorti, leggendo i miei precedenti articoli o vedendo le mie interviste in tv io sono tra i più accaniti sostenitori dell’uso della canna rigata per la caccia a tutti gli ungulati, cinghiale incluso, perché ho abbracciato completamente la filosofia della caccia con la carabina.

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Devo ammettere che una palla dai 6,5 gli 8 mm di diametro spinta ad altissima velocità (800 – 900 m/sec) danneggia la spoglia maggiormente di una Gualandi, di una Brenneke e di una rosata di pallettoni, ma è il prezzo da pagare se vogliamo avere sempre degli abbattimenti netti e puliti. Parlando con amici e conoscenti della mia idea d’imporre obbligatoriamente la canna rigata “anche” per la caccia al cinghiale in battuta, qualcuno ha sollevato il problema della spesa che un normale cacciatore di cinghiali dovrebbe sostenere per acquistare una nuova carabina. E i Selecontrollori allora cosa dovrebbero dire? Mi sembra che nessuno si sia lamentato quando, alla consegna del tesserino, gli è stato detto che senza una buona carabina non era possibile praticare la caccia di contenimento alle specie ungulate. Ho visto parecchi neoselecontrollori che per risparmiare hanno riesumato vecchie glorie di guerra come Mauser K 98, Mannlicher – Carcano, Enfield, ecc, ma, in linea di massima, quasi tutti sono riusciti a ottenere l’abilitazione necessaria per cacciare caprioli e daini. Comunque, anche in materia di carabine “che potrebbero andar bene” per la caccia al cinghiale in battuta, in commercio ce ne sono proprio per tutti i gusti e per tutte le tasche, specialmente girovagando nell’immenso mercato dell’usato. E’ chiaro poi, che se un prodotto costa meno della metà di un altro, un motivo ci sarà senz’altro! Ora che abbiamo visto che per armarsi di canna rigata non bisogna spendere un capitale, perché durante le battute in Maremma si sentono ancora raccomandazioni come queste: “Tra poco inizia la cacciata, possibilmente potreste evitare di tirare a pallettoni”? Finché le leggi attuali rimarranno invariate, ognuno potrà usare a suo piacimento il fucile a canna liscia, sia caricato a palla, sia a pallettoni, perché certe usanze sono ancora molto dure da abbandonare. Per quanto riguarda invece il confronto tra le prestazioni delle armi rigate e quelle lisce, credo che il discorso possa ritenersi chiuso una buona volta per tutte e senza appello. Forza, cerchiamo di fare un piccolo sforzo e cambiare in meglio le nostre abitudini, anche se ci sono state insegnate dai nostri nonni tanti anni fa. Erano davvero bei tempi, ma purtroppo sono ormai andati!

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Abruzzo: botta e risposta tra maggioranza e opposizione sulla caccia ancora chiusa

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Botta e risposta tra maggioranza e opposizione, sulla incresciosa situazione abruzzese, dove la caccia tuttora è ancora chiusa. Apre le ostilità l'ex assessore Pepe, che accusa l'attuale occupante l'assessorato Imprudente di errori e ritardi nella stesura e nell'invio in valutazione del calendario. Accuse respinte al mittente dal neoassessore, subentrato con le elezioni di questa primavera. 

 

http://www.ecoaltomolise.net/caccia-ancora-chiusa-abruzzo-diecimila-cacciatori-attendono-un-mese-lapertura/?fbclid=IwAR3dsugwQsJ-kMhKkb5F1l3BTEG0SkgbiOklcCvXBYSVrtoiZyMdI_29Epw

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/caccia-imprudente-no-a-ostruzionismo-e-confusione-/701982-4/

Arcicaccia Veneto: “Protezionisti, evitate ingiustificati proclami”

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Nella zona di Venezia, i soliti animal-protezionisti lanciano accuse a mezzo stampa su presunte violazioni delle distanze di sicurezza da parte dei cacciatori, coinvolgendo a prescindere l’intera categoria. Arci Caccia Veneto, per bocca del suo Presidente Piergiorgio Fassini, risponde alle ingiustificate esternazioni allarmistiche degli animalisti: “Come associazione venatoria siamo stati i primi a invitare i nostri iscritti a denunciare eventuali comportamenti scorretti. Si sappia che non si può sparare in direzione delle case con fucili a pallini per abbattere volatili, ad almeno 150 metri. Con le case alle spalle a 100 metri. La caccia al cinghiale che si fa con le pallottole in Veneto è vietata se non in via sperimentale in una zona ristretta dei monti Lessini. Invito i protezionisti a non fare allarmismi, e a denunciare se hanno prove circostanziate delle violazioni delle normative, gli episodi alle forze dell’ordine”.

Alleghiamo l’articolo:

https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2019/09/22/news/spari-vicini-alle-case-cacciatori-nel-mirino-degli-ambientalisti-1.37497641

 

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