LA PSA NON MOLLA, ANZI…
- Scritto da Redazione
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Era il 7 gennaio 2022 quando su siti e giornali italiani rimbalzò la notizia: “E’ arrivata la Peste Suina Africana ”.
Infatti l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Umbria e Marche, centro di referenza nazionale per queste problematiche, confermò il primo caso di PSA in Italia, ad Ovada (AL), Piemonte.
Da allora è stato un autentico calvario, e dal Piemonte la Peste Suina si è via, via allargata a Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, oltre ed essere stati rilevati alcuni focolai nel Lazio, in Campania e Calabria.
La PSA è un autentico flagello, innocua per l’uomo ma terribile per i suini, tanto che cinghiali selvatici e maiali domestici ne sono colpiti con una ferocia e una velocità che davvero impressiona, perché questa malattia virale ha un’elevatissima mortalità, al punto che tra il 90 e il 100% degli animali che la contraggono muoiono.
Dove arriva attorno a sé fa terra bruciata, e poiché in Italia si stima la presenza di circa 10/12 milioni di maiali domestici, mentre i cinghiali secondo recenti numeri forniti da Coldiretti dovrebbero essere oltre 2,3 milioni, si comprendono facilmente le ragioni che inducono ad affrontare il problema con la massima attenzione e serietà.
I danni economici prodotti alla suinicoltura, che in Italia genera una filiera economica di una ventina di miliardi di euro, e fanno lavorare decine di migliaia di persone, possono diventare devastanti, visto che bisogna abbattere tutti i suini presenti nella cosiddetta “Zona Rossa”, e nemmeno li si può più riallevare sino a che non sparisca il contagio: ovviamente anche i cinghiali, essendone il vettore principale, vanno eliminati, e le carcasse rimosse dal territorio data la formidabile persistenza del virus nell’ambiente, in grado d’infettare ancora dopo molti mesi.
Anche la caccia ne viene pesantemente coinvolta in ragione del grandissimo interesse venatorio per il cinghiale, e le richieste che giungono da più parti d’eradicare la specie; di certo il mondo venatorio non può fare…spallucce, ma al contrario deve contribuire a risolvere/arginare il problema.
La PSA arrivò per la prima volta in Europa nel 1957, in Portogallo, e da lì si propagò al resto della Penisola Iberica, dove ci vollero decenni per debellarla.
In Italia fece la sua prima apparizione in Sardegna negli anni ’70, e solo lo scorso anno si può dire sia stata eradicata dall’isola; mentre in Europa, come in un incubo, è riapparsa improvvisa, ma con un altro ceppo, nel 2007 in Georgia, espandendosi successivamente tra Asia Centrale, Cina ed Europa Orientale, Russia compresa; raggiungendo infine anche Germania, Belgio, Repubblica Ceca dove le autorità sono riuscite a controllare i focolai con grande fatica.
In Italia da quel 7 gennaio 2022 si sono succeduti ben tre Commissari Straordinari; sono stati prodotti decreti d’ogni genere e definite strategie per il contenimento del contagio; spesi ( o forse…sperperati?) milioni d’euro per erigere centinaia di inutili barriere per impedire ai cinghiali di spostarsi sul territorio, e così trasportare il virus in zone dove ancora non c’era.
Il risultato ad oggi, oltre tre anni dopo, è decisamente sconfortante, sotto gli occhi di tutti, e possono ben raccontarlo i numeri dei vari Istituti Zooprofilattici, certificati settimanalmente nel Bollettino Epidemiologico Nazionale.
(https://storymaps.arcgis.com/stories/7f16f51731654a4ea7ec54d6bc1f90d4)
Sono ormai 2562 i casi di PSA rilevati su cinghiali, e 47 quelli su maiali domestici, ma sono molte decine di migliaia i suini già abbattuti, e l’ultimo bollettino relativo a Piemonte e Liguria ci racconta di come solo nell’ultima settimana siano state recuperate altre 5 carcasse infette tra le province di Alessandria e Novara.
Insomma, la PSA non solo è stata fermata, ma nemmeno è arretrata, semmai è tornata a riaffacciarsi prepotentemente laddove è partita nel 2022; qualcosa dunque non ha funzionato a dovere, e vedremo a chi toccherà pagarne il conto.
Fonte foto: Istituto zooprofilattico Piemonte Liguria Valle D’Aosta